L'Italia non potrĂ  mai rinunciare al patrimonio fondamentale delle sue radici cristiane, quei comuni valori che fanno parte della sua storia.
venerdì, 19 giugno 2009

I Santuari di Assisi

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NOTE: per non avere interferenze musicali clicca sul player nella colonna  a sinistra

SANTUARIO DI SAN DAMIANO



 


 

EREMO DELLE CARCERI 


 


 

SANTUARIO DI RIVOTORTO 

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categoria:santuari
venerdì, 05 giugno 2009
 Santuario
 Madonna delle Grazie
Costa di Folgaria (Trento)

Folgaria_Echen- Madonna delle Grazie
 
 
Il Santuario della Madonna delle Grazie a Costa di Folgaria (Trento), si trova nei pressi della strada che porta al passo del Sauro, a 21 chilometri da Rovereto, a quota 1230 metri sul livello del mare.
La costruzione della Chiesa primitiva è dovuta al monaco Pietro Dal Dosso, il quale ricevette dalla Madonna, durante un’estasi (gennaio del 1588), l'ordine di recarsi al paese nativo, e di costruire una Cappella in suo onore, nel prato che egli possedeva a Ecken, ad un chilometro da Folgaria. Pietro Dal Dosso, figlio di Andrea di Giovanni, giovane educato alla virtù dai pii genitori, aveva dato il proprio nome all'Istituto Religioso del Beato Pietro da Pisa, nel Convento di Bassano e poi di Treviso, come frate converso. Visse una vita modesta ed esemplare, che lo rese amato da tutti.
Nutriva soprattutto una grande devozione verso la Madonna, che diffondeva tra quanti conosceva. Per questo, nel 1588, ottenuto il permesso dai superiori, ritornò al paese nativo, ed incitò i suoi concittadini ad innalzare una cappella in onore della Madonna, senza però rivelare loro la visione avuta e l’ordine ricevuto; rivelerà il suo segreto solo in punto di morte, il 27 aprile1634.

Madonna delle grazie
 
Egli stesso indicò il luogo, nel suo podere in Ecken, e procurò i primi aiuti per la costruzione che, in breve tempo, venne terminata; nel medesimo anno ottenne l’autorizzazione di usarla per le sacre funzioni. Portò egli stesso, a spalla, una Statua di Maria che, in un inventario del 1626, è detta “di terra bassanese”, ancora oggi venerata nel sacro edificio.
Già nel 1637 la Cappella venne ampliata, e nel 1662 fu costruito il bel campanile. Un ulteriore ampliamento si ebbe nel 1700, per iniziativa della Comunità di Folgaria, e nuovi ritocchi nel 1885.
Dopo la guerra del 1914-1918 fu necessario un radicale e totale restauro, a causa delle molte rovine subite in queste terre di confine. L'8 settembre del 1951 vengono incaricati della custodia del Santuario i Padri Cappuccini, e viene benedetta la prima pietra dell’Ospizio che, per la generosità della popolazione, è costruito in brevissimo tempo, tanto da poter essere inaugurato già l’8 settembre del 1952.
Durante l’anno mariano, il 1° agosto 1954, la Statua della Madonna con il Bambino è incoronata dal Cardinale Angelo Giuseppe Roncalli, Patriarca di Venezia e futuro Papa Giovanni XXIII.
Quindi con Bolla Papale, datata il 7 gennaio 1955, Pio XII proclama la Madonna delle grazie di Folgaria, Patrona insigne e principale di tutti gli Sciatori d’Italia.


NOTE: fotografie tratte da www.magicoveneto.it
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categoria:santuari mariani
giovedì, 28 maggio 2009
SANTA CHIARA DELLA CROCE
DA MONTEFALCO
Santa Chiara della croce di Montefalco
 
Figlia secondogenita di Damiano e Jacopa, Chiara nacque nel 1268 a Montefalco - dove sarebbe vissuta sino alla morte avvenuta il 17 agosto 1308 - e già a quattro anni era solita appartarsi nei luoghi più nascosti della casa paterna per dedicarsi alla preghiera. A sei anni lasciò i genitori ed entrò nel reclusorio fondato dalla sorella Giovanna, qui Chiara caratterizzò la sua vita oltre che con una povertà assoluta, soprattutto con l'esercizio di dure pratiche ascetiche e, nel contempo, con l'inizio dell'esperienza visionaria. Chiara visse in quel reclusorio sette anni dopo di che, istituzionalizzato il reclusorio in monastero disciplinato dalle regole di Agostino, alla morte della sorella nel 1291, ella appena ventitreenne, venne eletta alla guida di quel monastero. Durante i diciassette anni in cui Chiara resse il monastero, come ebbero a testimoniare le suore nel processo di canonizzazione, essa fu “madre, maestra e direttrice spirituale” non imponendo mai doveri che ella stessa non fosse disposta ad assumersi; ma in quegli anni Chiara raggiunse nell'unione mistica con il Cristo crocifisso una forza e toni davvero straordinari tali da consentirle, dentro e fuori la sua comunità, un'azione di richiamo e di apostolato. Ebbe il dono della profezia - era capace di leggere nelle coscienze, di intuire i pensieri più nascosti e gli errori dei suoi interlocutori - e quello della scienza infusa, cioè del dottorato; fu anche dotata di grandi poteri taumaturgici e molti furono gli uomini eminenti che le fecero visita: medici, maestri, predicatori, confessori, giuristi, vescovi, eretici, esegeti, cardinali, teologi.
Santa Chiara della Croce- raffigurazione del cuore
 
Comunque Chiara meditò continuamente i dolori di Cristo crocifisso e quando, alla sua morte, le monache aprirono il suo corpo, trovarono nel cuore - come riferiscono i documenti - i simboli della Passione di Cristo (il crocifisso, il flagello, la colonna, la corona di spine, i tre chiodi e la lancia, la canna con la spugna) e nella cistifellea tre globi di egual misura, peso e colore, disposti a forma di triangolo, come il simbolo della Trinità, che comunque collocati sulla bilancia, separati o insieme, davano lo stesso peso.
vii centenario  della morte di Santa Chiara della croce
 
Nonostante la sua rigorosissima clausura, Chiara si occupò anche di quelle vicende politiche che minacciavano di sconfinare in guerra tanto che nel 1305 si adoperò per procurare la pace tra Montefalco e Trevi; ma aldilà di tutto resta il fatto che Chiara era poer la società umbra a cavallo tra il XIII ed il XIV secolo, un punto di riferimento sia per la santità della vita, sia soprattutto per la fama delle sue doti taumaturgiche e delle sue azioni poetiche.
 
Note: articolo inviato da “CENTRO D'ARTE MINERVA” di San Sisto –Perugia http://www.poetiitaliani.com
 
 
 
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martedì, 26 maggio 2009
SAN FILIPPO NERI
Guercino_San_Filippo_Neri
 
Filippo Neri nasce a Firenze il 21 luglio 1515, muore a Roma il  26 maggio 1595.
L’uomo che sarebbe stato chiamato "l'Apostolo della città di Roma" era figlio di un notaio fiorentino di buona famiglia, ricevette una buona istruzione e poi fece pratica dell'attività di suo padre; ma aveva subito l'influenza dei domenicani di san Marco, dove Savonarola era stato frate non molto tempo prima, e dei benedettini di Montecassino, e all'età di diciott'anni abbandonò gli affari e andò a Roma. Là visse come laico per diciassette anni e inizialmente si guadagnò da vivere facendo il precettore, scrisse poesie e studiò filosofia e teologia.
 
 
A quel tempo la città era in uno stato di grande corruzione, e nel 1538 Filippo Neri cominciò a lavorare fra i giovani della città e fondò una confraternita di laici che si incontravano per adorare Dio e per dare aiuto ai pellegrini e ai convalescenti, e che gradualmente diedero vita al grande ospizio della Trinità. Filippo passava molto tempo in preghiera, specialmente di notte e nella catacomba di san Sebastiano, dove nel 1544 sperimentò un'estasi di amore divino che si crede abbia lasciato un effetto fisico permanente sul suo cuore. Nel 1551 Filippo Neri fu ordinato prete e andò a vivere nel convitto ecclesiastico di san Girolamo, dove presto si fece un nome come confessore; gli fu attribuito il dono di saper leggere nei cuori. Ma la sua occupazione principale era ancora il lavoro tra i giovani.

san Filippo- estasi
 
 
Sopra la chiesa fu costruito un oratorio in cui si tenevano conferenze religiose e discussioni e si organizzavano iniziative per il soccorso dei malati e dei bisognosi; là, inoltre, furono celebrate per la prima volta funzioni consistenti in composizioni musicali su temi biblici e religiosi cantate da solisti e da un coro (da qui il nome "oratorio"). San Filippo era assistito da altri giovani chierici, e nel 1575 li aveva organizzati nella Congregazione dell'Oratorio; per la sua società (i cui membri non emettono i voti che vincolano gli ordini religiosi e le congregazioni), costruì una nuova chiesa, la Chiesa Nuova, a santa Maria "in Vallicella". Diventò famoso in tutta la città e la sua influenza sui romani del tempo, a qualunque ceto appartenessero, fu incalcolabile.
Ma san Filippo non sfuggì alle critiche e all'opposizione: alcuni furono scandalizzati dall'anticonvenzionalità dei suo discorsi, delle sue azioni e dei suoi metodi missionari. Egli cercava di restituire salute e vigore alla vita dei cristiani di Roma in modo tranquillo, agendo dall'interno; non aveva una mentalità clericale, e pensava che il sentiero della perfezione fosse aperto tanto ai laici quanto al clero, ai monaci e alle monache. Nelle sue prediche insisteva più sull'amore e sull'integrità spirituale che sulle austerità fisiche, e le virtù che risplendevano in lui venivano trasmesse agli altri: amore per Dio e per l'uomo, umiltà e senso delle proporzioni, gentilezza e gaiezza - "riso" è una parola che compare spesso quando si tratta di san Filippo Neri.
 
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domenica, 10 maggio 2009
Santuario
 Madonna di San Marco
-Bedonia ( Parma)-
santuario madonna di san marco


Il Santuario è dedicato alla Madonna della Consolazione, ma comunemente è chiamato «Madonna di San Marco» dal titolo dell’oratorio preesistente. Narra la tradizione che nel 1600, alcuni mercanti veneziani, assaliti da ladroni in questi paraggi, vennero miracolosamente liberati per intercessione della Madre della Consolazione.
In ringraziamento fecero erigere un sacello denominato Cappellina del Pozzo. Nel 1685 fu eretto l’oratorio di San Marco, che ben presto divenne centro della devozione alla Madonna.
Verso il 1731 dalla zona di Pontremoli giunse, sembra per opera di un frate cappuccino, l’attuale statua della Madonna della Consolazione, lavoro in legno di non comune pregio artistico (1531).
araldo madonna di san marco
“Col tempo la devozione a Maria madre della Consolazione si diffuse nelle valli dei fiumi Taro, Ceno, Arda, Magra e Vara per la testimonianza di tante persone che ad essa si rivolgevano con profonda fede.
Il 3 settembre 1939 il bedoniese don Silvio Ferrari, diede inizio, con la posa della prima pietra, alla costruzione del nuovo Santuario che avrebbe incorporato la "Cappellina del pozzo" che nei secoli aveva subito diverse trasformazioni. I lavori furono, però, subito interrotti dall'inizio della seconda guerra mondiale.
Dal febbraio al giugno 1948 la sacra immagine della Madonna di san Marco fu portata in tutte le parrocchie dell'alta Val Taro e dell'alta Val Ceno (circa 100). Fu un pellegrinaggio di ringraziamento per il dono della pace e di affidamento alla protezione di Maria per un nuovo inizio.
Nel settembre finalmente fu avviata la costruzione del Santuario. In quegli anni di povertà la gente  di quelle terre affrontò tante difficoltà per contribuire alla costruzione della nuova Chiesa.
Per oltre due anni le famiglie di tutti i paesi offrirono le uova raccolte il sabato. Con questa iniziativa fu raggiunta la cifra di 12 milioni di lire che consenti da sola di coprire il 60% del costo della cupola!. Per molti fu un vero sacrificio, perché quei pochi soldi che si potevano ricavare dalla vendita, al mercato settimanale, delle uova erano importanti e rinunciarvi significava rinunciare a qualche acquisto per sè e per la propria famiglia.”  (tratto dall’Araldo della Madonna di S. Marco luglio 1998)
bedonia banner chiesa
 Nell’anno mariano 1954, venne innalzata la meravigliosa cupola degli architetti Sassi e Robuschi e nel 1955 furono elevati i muri perimetrali.
L’interno è a pianta quadrata con cappelle laterali, sopra l’altare c’è il grande mosaico della Pentecoste; al fondo si trova un tempietto con la statua lignea della Madonna e un vano semicircolare con vetrate raffiguranti la Visitazione e le Nozze di Cana. Nel 1889 fu incoronata da Mons. Scalabrini, fondatore dei Missionari di San Carlo per gli italiani emigrati; i Padri sono meglio conosciuto come Scalabriniani.
La festa solenne si celebra la seconda domenica di luglio.
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giovedì, 07 maggio 2009
SANTUARIO MADONNA
DEL BOSCO
-Imbersago (Lecco)-
156MadonnaBosco
 
Il Santuario della Madonna del Bosco si trova alle porte di Imbersago su un declivio lungo la strada dell'Adda proprio di fronte ai monti della Grigna e del Resegone, scenario del capolavoro Manzoniano.
Il Santuario deve la sua origine ad un'apparizione della Madonna, il 9 maggio 1617, a tre pastorelli del luogo che stavano pascolando le pecore vicino a dei grossi castagni.
Già si tramandava che sulla cima di quei castagni fosse apparsa una bellissima Signora, circondata da luci e melodie celestiali. Questa stessa Signora fu vista dai pastorelli, che poco dopo notarono sugli alberi dei ricci contenenti castagne mature.Fu gran meraviglia di tutti nel vedere in maggio castagne mature e si pensò che la Madonna si fosse manifestata in questo modo per essere in seguito onorata in quel bosco.
Iniziarono i primi pellegrinaggi sul luogo dell'Apparizione tra i castagni a cui, nel frattempo, si era provveduto ad appendere un quadro di Maria Santissima. Cominciarono anche le prime testimonianze di miracoli o prodigi avvenuti per intercessione di Colei che fu chiamata dapprima "Madonna del Riccio" e, in seguito, "Madonna del Bosco" o "Madonna dei Miracoli"..
Il tempio, che fu solennemente benedetto il 9 maggio 1646, fu a varie riprese ulteriormente ampliato e abbellito. Il 7 settembre 1928 Mons. Carlo Pensa consacrò solennemente il tempio.
Papa Giovanni XXIII  che incorona la statua della madonna del Bosco
Il 29 agosto 1954 il Card. Angelo Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII, incoronò solennemente il simulacro della Vergine e del Bambino alla presenza di una folla di oltre diecimila persone.
Il 28 agosto 1954 il Card. Schuster, particolarmente devoto alla Madonna del Bosco, scrisse per l'incoronazione una preghiera che risulta anche il Suo ultimo scritto.
Il 28 agosto 1960 Papa Paolo VI, allora Cardinale G.B. Montini adornò la Madonna di una preziosa collana.
Paolo VI
Il Santo Padre Giovanni XXIII veniva sin da bambino dal Suo paese natìo Sotto il Monte con la mamma e i fratelli. Venne per l'ultima volta il 24 agosto 1958, a due mesi dal Conclave, dove sarebbe stato eletto Sommo Pontefice. Proprio nei primi giorni del Suo Pontificato, elevò il Santuario della Madonna del Bosco alla dignità di Basilica Romana.
statua Givanni XXIII al Santuario Madonna del Bosco
Per corrispondere alla devozione del Papa Roncalli ad un gruppo di giovani della Brianza nacque l'idea di erigergli un solenne monumento che fu realizzato il 28 ottobre 1962 su un'area antistante il Santuario ed inaugurato da Papa Paolo VI, allora Cardinale G.B. Montini.
Al Santuario della Madonna del Bosco sono concessi molti favori spirituali e indulgenze plenarie per i pellegrini in modo particolare il 9 di maggio, l'anniversario dell'Apparizione della Madonna. Il dipinto del Barabino situato sopra l'altare dello "Scurolo"  rappresenta la Beata Vergine con il Bambino, seduta su una nube luminosa, che appare tra i castagni. Accanto a Lei, sui due lati, stanno due angeli: l'uno le porge un giglio, l'altro una rosa.
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martedì, 05 maggio 2009
Santuario
 Madonna del Soccorso
(Cori –Latina-)
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Alle pendici del Monte Ginestra, nel paese di Cori in provincia di Latina, sorge il Santuario della Madonna del Soccorso. Esso, nella sua forma attuale, è stato costruito nel 1639, ma già nel 1537 era stata consacrata una prima chiesa in onore della Madonna della Ginestra, denominazione poi tramutata in Madonna del Soccorso. Il luogo di culto è nato in seguito all’apparizione della Madonna che, nel 1521, avrebbe soccorso una bambina di circa tre anni di nome Oliva Iannese. Oliva si era persa sulla montagna in cerca della mamma, durante la notte viene sorpresa da una tempesta, in quel momento le appare una "Bella Signora". Con la bambina la Madre Celeste rimase per 7 giorni interi, giorno e notte, (caso alquanto singolare, nel panorama della apparizioni mariane) dopodiché le indica la strada del ritorno in paese. Cosa particolarissima, che ogni qualvolta Oliva aveva fame, la "Bella Signora" le metteva il dito in bocca e alla bambina passavano ogni tipo di fame e di sete. 
Madonna del Soccorso Cori
Il santuario venne innalzato intorno alla antica cappella, dove fu rinvenuto l’affresco trecentesco con l’immagine della Vergine che tiene in braccio il Bambino.
cori3
La festa incominciata subito a ricordo dell' evento, divenne presto la più importante del paese. La celebrazione religiosa consisteva principalmente nella processione e in una sacra rappresentazione.
Alla processione, che ancora oggi la seconda domenica di maggio, sfila per le vie del paese, partecipano tutto il clero e le autorità del paese, accompagnate da valletti con fasci di ceri, che il Sindaco, per deliberazione fatta nel 1531 offre alla Madonna durante la messa solenne
(Testi tratti dal libro "Cori: Storia e Monumenti" di P. Manciocchi)
NOTE DI REDAZIONE: Santuario segnalato dal sig. De Angelis E. il quale ci ha gentilmente inviato il materiale e le fonti di riferimento www. mariadinazareth.it   
 
 
 
 
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lunedì, 27 aprile 2009
SANT’ANSELMO
D’AOSTA
sant
 
Sant' Anselmo d'Aosta chiamato anche Anselmo di Bec o Anselmo di Canterbury, nasce verso il 1033 ad Aosta da madre piemontese, entrambi nobili e ricchi. Travagliato il rapporto con la famiglia che lo invia da un parente per l'educazione. Sarà solo con i benedettini d'Aosta che Anselmo trova il suo posto: a quindici anni sente il desiderio di farsi monaco. Contrastato dai genitori decide di andarsene: dopo tre anni tra la Borgogna e la Francia centrale, va ad Avranches, in Normandia, dove si trova l'abbazia del Bec con la scuola, fondata nel 1034. Qui conosce il priore Lanfranco di Pavia che ne cura il percorso di studio. Nel 1060 Anselmo entra nel seminario benedettino del Bec, di cui diventerà priore. Qui avvierà la sua attività di ricerca teologica che lo porterà ad essere annoverato tra i maggiori teologi dell'Occidente. Nel 1076 pubblica il «Monologion». Nel 1093 diventa arcivescovo di Canterbury. A causa di dissapori con il potere politico è costretto all'esilio a Roma due volte. Muore a Canterbury il 21 aprile 1109.
E’ stato un teologo, filosofo,arcivescovo di Canterbury e dottore della Chiesa, italiano naturalizzato britannico.
E’soprannominato Doctor magnificus e padre della Scolastica.
monologion
Per Anselmo, la ragione umana non è affatto in opposizione alla fede, al contrario, è uno strumento essenziale per la speculazione teologica. Certamente, la ricerca della verità ha come fondamento primo la fede; infatti, egli dice: “credo per intendere, e se prima non crederò, non potrò intendere”
Dunque, Anselmo riprende da Sant'Agostino la formula credo ut intelligam, intelligo ut credam (cioè "credo per comprendere, comprendo per credere"). Tuttavia, la fede di per sé non è sufficiente: esige dimostrazioni e conferme razionali. E in questo, l'intelletto, proprio come la fede stessa, ha una sicura guida nell'illuminazione divina, un concetto ripreso sempre dall'Agostinismo, e riproposto anche da San Bonaventura da Bagnoregio. Dunque, tale illuminazione deve guidare l'intelletto, che altrimenti, di per sé, non può minimamente penetrare il mistero divino. Insomma, la ragione non dà giudizi, ma aiuta a capire la fede. Anselmo è uno dei primi filosofi e teologi ad unificare le due discipline, secondo il principio fides quaerens intellectum (cioè "la fede richiede l'intelletto"), che sarà il fondamento di tutta la filosofia Scolastica.
FONTI: www.santibeat.it  Wikipedia
 
 
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mercoledì, 22 aprile 2009
SANT’AGATA
sant
 
Sant’Agata il cui nome in greco Agathé, significava buona, fu martirizzata verso la metà del III secolo, alcuni reperti archeologici risalenti a pochi decenni dalla morte, avvenuta secondo la tradizione il 5 febbraio 251, attestano il suo antichissimo culto.
Agata nacque nei primi decenni del III secolo (235?) a Catania; la Sicilia, come l’intero immenso Impero Romano era soggetta in quei tempi alle persecuzioni contro i cristiani, che erano cominciate, sia pure occasionalmente, intorno al 40 d.C. con Nerone, per proseguire più intense nel II secolo, giustificate da una legge che vietava il culto cristiano. 
Nel III secolo, l’editto dell’imperatore Settimio Severo, stabilì che i cristiani potevano essere prima denunciati alle autorità e poi invitati ad abiurare in pubblico la loro nuova fede. Se essi accettavano di ritornare al paganesimo, ricevevano un attestato (libellum), che confermava la loro appartenenza alla religione pagana, in caso contrario se essi rifiutavano di sacrificare agli dei, venivano prima torturati e poi uccisi. Era un sistema spietato e calcolato, perché l’imperatore tendeva a fare più apostati possibile che martiri, i quali venivano considerati più pericolosi dei cristiani vivi. Nel 249 l’imperatore Decio, visto il diffondersi comunque del cristianesimo, fu ancora più drastico; tutti i cristiani denunciati o no, dovevano essere ricercati automaticamente dalle autorità locali, arrestati, torturati e poi uccisi.
Secondo la ‘Passio Sanctae Agathae’ risalente alla seconda metà del V secolo e di cui esistono due traduzioni, una latina e due greche, Agata apparteneva ad una ricca e nobile famiglia catanese, che essendo cristiani,educarono Agata secondo la loro religione. A 15 anni sentì di consacrarsi a Dio Il vescovo di Catania accolse la sua richiesta e durante una cerimonia ufficiale chiamata ‘velatio’, le impose il ‘flammeum’, cioè il velo rosso portato dalle vergini consacrate. Nel mosaico di S. Apollinare Nuovo in Ravenna del VI secolo, è raffigurata con la tunica lunga, dalmatica e stola a tracolla, abbigliamento che lascia supporre che fosse diventata diaconessa. 
Il proconsole di Catania Quinziano, ebbe l’occasione di vederla e se ne incapricciò, e in forza dell’editto di persecuzione dell’imperatore Decio, l’accusò di vilipendio della religione di Stato, accusa comune a tutti i cristiani, quindi ordinò che la catturassero e la conducessero al Palazzo Pretorio.
Il proconsole quando la vide davanti vienne conquistato dalla sua bellezza e una passione ardente s’impadronì di lui, ma i suoi tentativi di seduzione non andarono in porto, per la resistenza ferma della giovane Agata. Egli allora mise  in atto un programma di rieducazione della ragazza affidandola ad una cortigiana di facili costumi di nome Afrodisia, affinché la rendesse più disponibile
martirio di sant'Agata

Subì allora interrogatori accompagnati da torture, questo risvolto delle torture, costituirà in seguito il segno distintivo del suo martirio, infatti Agata viene rappresentata con i due seni posati su un piatto e con le tenaglie. Riportata in cella sanguinante e ferita, soffriva molto per il bruciore e dolore, ma sopportava tutto per l’amore di Dio; verso la mezzanotte mentre era in preghiera nella cella, le appare s. Pietro apostolo, accompagnato da un bambino porta lanterna, che la risana le mammelle amputate.
Trascorsi altri quattro giorni nel carcere, viene riportata alla presenza del proconsole, il quale visto le ferite rimarginate, domanda incredulo cosa fosse accaduto, allora la vergine risponde: “Mi ha fatto guarire Cristo”. Ormai Agata costituiva una sconfitta bruciante per Quinziano, che non poteva sopportare oltre, intanto il suo amore si era tramutato in odio e allora ordina che venga bruciata su un letto di carboni ardenti, con lamine arroventate e punte infuocate. 
A questo punto, secondo la tradizione, mentre il fuoco bruciava le sue carni, non brucia il velo che lei portava; per questa ragione “il velo di sant’Agata” diventò da subito una delle reliquie più preziose; esso è stato portato più volte in processione di fronte alle colate della lava dell’Etna, avendo il potere di fermarla.
Mentre Agata spinta nella fornace ardente muore bruciata, un forte terremoto scuote la città di Catania e il Pretorio crolla parzialmente seppellendo due carnefici consiglieri di Quinziano; la folla dei catanesi spaventata, si ribella all’atroce supplizio della giovane vergine, allora il proconsole fa togliere Agata dalla brace e la fa riportare agonizzante in cella, dove muore qualche ora dopo.

festa di sant


Dopo un anno esatto, il 5 febbraio 252, una violenta eruzione dell’Etna minacciava Catania, molti cristiani e cittadini anche pagani, corsero al suo sepolcro, presero il prodigioso velo che la ricopriva e lo opposero alla lava di fuoco che si arrestò; da allora s. Agata divenne non soltanto la patrona di Catania, ma la protettrice contro le eruzioni vulcaniche e poi contro gli incendi.
(liberamente tratto da www.santibeati.it)



 
 
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sabato, 18 aprile 2009
Santa Rosa Venerini
Santa_Rosa_Venerini
 
Rosa Venerini nacque a Viterbo, il 9 febbraio 1656, da Goffredo, medico, e da Marzia Zampichetti, di antica famiglia viterbese.
Rosa, dotata di intelligenza e di sensibilità non comuni, aveva, davanti a sé, le scelte di vita possibili a una donna dei suoi tempi: il matrimonio o la clausura. Ella, però, prediligeva scelte ardite, al di fuori dei modelli tradizionali; le urgeva, nella sua interiorità, un’altra via, che fosse vantaggiosa per la società e per la Chiesa, ma che non riusciva ad individuare. Impiegò molto tempo, nella sofferenza e nella ricerca, spinta da istanze interiori profetiche, prima di giungere ad una soluzione del tutto innovativa, alimentando la sua pietà energica ed essenziale alla spiritualità ardente di S. Domenico di Guzman, per i contatti con i Domenicani del santuario della Madonna de La Quercia, nei pressi di Viterbo, e alla spiritualità austera ed equilibrata di S. Ignazio di Lojola, per la direzione dei Gesuiti.
Rosa, all’età di 24 anni, restata sola con il fratello Orazio, incominciò ad invitare, nella casa paterna, le fanciulle e le donne del vicinato, per la recita del Rosario, ma si incontrò con la povertà spirituale e culturale, diffusa nel popolo, e comprese la necessità di una missione più alta che, via via, individuò nell’urgenza di dedicarsi all’istruzione e alla formazione cristiana delle giovani, con una scuola intesa nel senso vero e proprio del termine.

origine scuola popolare femminile
Rosa Venerini, donna decisa e volitiva, non perdette tempo nell’attuare la nuova via, che aveva scoperto dopo circa dieci anni di sofferto studio e di seria riflessione. Lasciò la casa paterna e, il 30 agosto 1685, con l’approvazione del vescovo di Viterbo, card. Urbano Sacchetti, aprì una scuola, in una casa presa in affitto, coadiuvata da due Maestre che ella aveva attirato e preparato, Porzia Bacci e Girolama Colluzzelli. Nasceva, a Viterbo, la scuola delle Maestre Pie Venerini, la prima Scuola Pubblica Femminile in Italia. Le origini erano umili ma di portata rivoluzionaria per l’elevazione spirituale e la sana emancipazione della donna.
Rosa Venerini, in un’incessante attività, istituì scuole in paesi e città di varie diocesi dell’Italia centrale, dietro continue richieste di cardinali, vescovi e nobili.
Rosa Venerini morì a Roma, nella scuola di San Marco, il 7 maggio 1728, all’età di 72 anni. Fu sepolta, secondo il suo desiderio, nella vicina chiesa del Gesù. Aveva fondato una cinquantina di scuole.
La sua fama di santità, che si era manifestata in vita e in morte, crebbe e si tramandò nei secoli, fino ai tempi attuali. Le sue spoglie, il 7 gennaio 1952,furo­no trasferite nella cappella della casa generalizia del­le Maestre Pie Venerini, in Via G. Gioacchino Belli, a Roma, dove sono meta di pellegrinaggi di devoti. Rosa Venerini fu beatificata dal papa Pio XII, il 4 maggio 1952, nella Basilica di S. Pietro, a Roma.
La fama di santità di Rosa Venerini, che si era manifestata in vita e in morte, risplende sem­pre più di vivida luce e si allarga, con sorprendente vivacità, in tutti gli strati sociali, fino agli Stati Uniti d’America, all’America Latina, all’India, all’Africa e all’Europa dell’Est, insieme alla validità del suo carisma educativo.

rosavenerini
 
 Papa Benedetto XVI dichiara Santa Rosa Venerini, a Roma, in Piazza San Pietro, il 15 ottobre 2006, alla presenza di migliaia e migliaia di devoti provenienti dall’Italia e dal resto dell’Europa, dall’Asia, dall’Africa, dalle Americhe dove sono presenti le scuole di Rosa Venerini.
 
Liberamente tratto da: http://www.rosavenerini.org
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